OSVALDO MARISCOTTI: L'albero della vita
Da oltre quattro decenni, l’artista di calibro internazionale Osvaldo Mariscotti realizza meticolosi dipinti e opere astratte tridimensionali che esplorano le possibilità del colore ritmico, delle strutture geometriche e delle architetture formali, in composizioni dal carattere quasi minimalista. Nel corso degli anni, Mariscotti si è costruito una reputazione internazionale per queste opere, che sono state definite “concettualismo geometrico”. Recentemente, l’artista ha progressivamente allentato la sua rigorosa tecnica a favore di un approccio più libero, espressivo e fluido, forse meno rigido dal punto di vista esecutivo, ma ancora più rigoroso per quanto riguarda le proprietà formali e gli intenti concettuali. Ha inoltre introdotto – o reintrodotto – elementi di figurazione, sotto forma di alberi e paesaggi astratti e fortemente stilizzati, in una serie in corso intitolata The Valley. Il soggetto evoca il proverbiale “albero della vita’’, elemento fondamentale di numerose culture in tutto il mondo. Nella conversazione che segue, tratta da una recente e approfondita intervista via Zoom, tra il mio studio a New York e l’atelier di Mariscotti a Londra, ho chiesto all’artista di parlare delle sue nuove opere e di molte altre cose.
David Ebony Parlaci delle opere recenti e dell’ultima mostra. Si tratta di una sorta di cambiamento per te. Quali sono le tue riflessioni sull’evoluzione del tuo lavoro, dal rigore della geometria hard-edge a uno stile pittorico più espressivo e gestuale, con riferimenti ad alberi e paesaggio?
Osvaldo Mariscotti Non è casuale. Dipingevo in uno stile molto minimalista. Quel tipo di minimalismo mi piace, ma non potevo spingermi molto oltre, e ho deciso di andare in una direzione più figurativa. La gente può riconoscere che si tratta di alberi, o qualcosa di simile, per esempio. Ma sono dipinti impegnativi. Ho dovuto lavorare molto di più; ho dovuto concentrarmi moltissimo. Ho dovuto pensare molto. È come camminare su una trave d’equilibrio: ho dovuto bilanciare molti elementi per ottenere qualcosa di armonioso. I primi dipinti minimalisti erano più meccanici. Anche le strisce hard-edge si basano sul paesaggio.Ma nei lavori recenti ci sono molti più dettagli.
DE Nei lavori precedenti, partivi da un progetto già definito nella tua mente? Oppure quanto c’era di improvvisato?
OM È tutto improvvisato. Sogno i miei dipinti. Quando mi sveglio, so cosa andrò a dipingere. Non esattamente nei dettagli, ma so, in sostanza, cosa farò. Comincio con la penna e faccio alcuni schizzi sulla tela. Metto tutti i colori da un lato della mia tavolozza, e so esattamente quali userò. So già come sarà il dipinto una volta finito. È tutto già qui. Non c’è nulla di incerto. E amo ciò che sto dipingendo. Quando sono nel processo creativo, mi piace quello che sto facendo. In questo momento sto lavorando a un’altra opera della serie degli alberi.
DE The Valley, è così che si chiama la serie?
OM Sì, ora sto dipingendo The Valley 12. Ciascuno è diverso. È come se stessero crescendo.
DE Sto guardando numero 11 della serie sul mio iPad.
OM Sì, numero 12 è così, ma con un piccolo cambiamento. Nessuno di loro è uguale. Ci sono delle sottili differenze dall’uno all’altro. È come un’ evoluzione. Alcuni di loro presentano due alberi, ma sono sempre gli stessi alberi. Mi sono sempre piaciuti gli alberi. Quando ho iniziato a dipingere, che ero molto giovane, ho iniziato con gli alberi.
DE Questo era in Italia?
OM Sì, ma poi mio padre mi ha fatto trasferire in Germania e dopo in Sud America, con molti anni in Argentina, e poi New York.
DE Volevo chiederti riguardo il tuo rapporto con la corrente Neo-concrete in America Latina e con la tradizione dell’astrattismo geometrico presente in quell’area.
OM Non ho avuto alcun rapporto con quello. Non ho avuto nulla a che fare con quello. Ero ben conosciuto in America Latina, ma volevo vivere a New York, in America, e mi sono trasferito lì. E adesso mi piace viaggiare da uno stato all’altro. Mi piace stare in Italia, e in Svizzera, e qua a Londra, e Miami; la mia prima casa è a Miami. E mi piace stare a New York, ovviamente.
DE Sei veramente internazionale.
OM Mi sento così. Viaggio molto. Sono stato qui a Londra per due mesi. Due mesi è troppo. Mi piace il cambiamento. Mi sento come se mi rendesse più creativo. Non posso sempre vedere le stesse persone. Diventa noioso. Ora sono felice perché tornerò a New York per un mese e dopo vado a Miami e poi a Milano e rimarrò lì per due mesi. Dopo andrò in Asia, in Corea, e farò ritorno a New York alla fine dell’anno. Ho uno studio in ciascuno di questi posti. Lavorerò in ogni posto in cui andrò. Mi sento rinato ogni volta. Tutto ha qualcosa di diverso. Posso dipingere come se fossi di nuovo giovane – ogni cosa è nuova.
DE Hai amici in tutti questi posti?
OM Ho conoscenze. Ne ho molte. Avere amici è difficile. Il mio migliore amico vive a Los Angeles.
DE Sei sempre stato un pittore?
OM Gli acquerelli furono il mio punto di partenza, e in seguito passai all’olio. Amavo utilizzare la spatola, o il coltello da pittura, e persino le dita. Ma non avevo alcun problema con i pennelli. All’inizio dipingevo sempre paesaggi, ma in maniera espressionista. Più tardi, adottai lo stile minimalista.
DE Questo era perché eri ispirato dal Costruttivismo e il lavoro di Malevich?
OM Sì, l’uso del bianco e nero da parte di Malevich è stato molto importante. Devo dire, però ,che non amo molti artisti. Mondrian, invece, lo adoro, così come Picasso. Broadway Boogie Woogie (1940) di Mondrian è un capolavoro: è il mio preferito. Mi piace il Cubismo, ma per me il primo Picasso è magnifico – il Periodo Rosa, poco prima del Cubismo. Penso che quei dipinti siano dei capolavori, migliori di qualsiasi cosa abbia fatto in seguito. Oggi non ci sono molti altri pittori che amo. Amo la mia pittura.
DE Stavo per chiedertelo, ma ora ho un po’ paura – con la nuova forma di gestualismo che hai introdotto nella serie The Valley, ammiri alcuni dei pionieri dell’Espressionismo Astratto? Penso a de Kooning, Hans Hofmann o forse Franz Kline.
OM Ammiro molto de Kooning, soprattutto la serie Women. Mi piace Pollock, anche se non lo adoro. Ma se dovessi scegliere un solo artista da appendere a casa mia, sarebbe Picasso. Forse Mondrian.
DE Il tuo rapporto con Mondrian mi sembra ora il più importante, a causa degli alberi, dato che Mondrian iniziò proprio dagli alberi, e le sue composizioni riduttive si svilupparono a partire dai suoi primi studi sugli alberi.
OM Sì, e vedo anche un legame con il pittore uruguaiano Joaquín Torres-García (1874–1949). Conoscevo prima il lavoro di Torres-García, prima ancora di vedere Mondrian. Ultimamente, però, cerco di non collegare il mio lavoro a nessuno. Non voglio essere influenzato da nessuno.
DE Capisco, ma noi critici d’arte cerchiamo sempre di trovare un contesto per il lavoro di un artista. So che agli artisti il contesto spesso non piace.
OM No. So che ne hai bisogno. Fin da giovane ero molto connesso con il lavoro di Torres-García e il Costruttivismo. Ricordo che, quand’ero molto giovane a Buenos Aires, volevo comprare un dipinto di Torres-García, ma era troppo costoso per me. Il direttore della galleria mi chiese perché mi piacesse tanto. Risposi che Torres-García era come un inventore. Aveva dietro di sé tutta una scuola; non è solo un pittore. Più tardi, vidi molte sue opere nei musei in Spagna e mi resi conto che c’era una stretta connessione con Mondrian.
DE La tua nuova serie, The Valley, si riferisce ad un luogo specifico – un posto che ti ha ispirato?
OM Sì. Si trova in Sud America, nel sud dell’Argentina, a Bariloche, tra le montagne vicino al Cile. C’è una strada appena fuori città, lunga circa trecento chilometri. È come una foresta – alberi ovunque, e c’è un piccolo fiume. L’immagine di quegli alberi è fissata nella mia mente. Ero lì da giovane – molto giovane. Ci andai con mio padre. Guidava lui. Ci fermavamo spesso e io scattavo foto. In quel periodo iniziai a dipingere quegli alberi, ma in stile impressionista. Avevo circa quattordici o quindici anni.
DE Hai tenuto alcuni di quei dipinti? Sarebbe bello includere una riproduzione di uno o due di loro in questo libro.
OM Sì. Posso ottenere delle foto. Li ho sempre amati. Ero solito dipingere anche cavalli. Includevo un cavallo in tutto. La mia prima mostra era di acquerelli di cavalli quando avevo sei anni.
DE I tuoi maestri devono essere stati impressionati. Hai sempre studiato arte a scuola?
OM Ho sempre amato la matematica. Ho studiato matematica a scuola, e in seguito ingegneria e costruzioni. Nelle mie pitture attuali, si può notare questa formazione: tutto riguarda l’equilibrio. Se un dipinto ti piace, è perché ha un ottimo equilibrio. Ma gli elementi che usi nella pittura sono diversi da qualsiasi altra cosa: hai i colori e hai le forme. Questi sono gli strumenti con cui ottieni l’equilibrio. All’inizio sapevo che con la matematica e l’ingegneria avrei potuto guadagnarmi da vivere, e dovevo aiutare la mia famiglia. Più tardi, ho potuto smettere di lavorare in quel campo e dedicarmi alla pittura a tempo pieno. Per dipingere, serve tempo, e per me, ultimamente, sempre più tempo ogni giorno.
DE Quando lavoravi in ingegneria e costruzioni, la sera tornavi acasa e ti mettevi a dipingere?
OM Certo. La sera lavoravo ai miei dipinti, alle mie opere, e durante il weekend dipingevo sempre. Non mi è mai piaciuto uscire molto. Ho sempre amato lavorare. Mi piace sentirmi utile e mi piace ciò che faccio. Anche la carriera da ingegnere mi è piaciuta. In edilizia, i progetti erano sempre miei, ed era una soddisfazione. Ma in quel campo bisogna lavorare con tantissime persone. A un certo punto avevo duecento dipendenti. Tutte brave persone, davvero. Però un giorno ho pensato: non posso continuare così. Voglio dipingere. Così ho chiuso l’azienda, ho ottenuto un contratto per lavorare alla mia arte a New York e sono rimasto lì. È andato tutto molto bene. Con la pittura ho a che fare solo con me stesso.
DE Adesso hai tutto quello che hai sempre desiderato.
OM L’unica cosa per cui prego, è di essere in salute così posso dipingere.
DE Sei in buona salute?
OM Sì. Ci sono piccoli problemi, naturalmente, perché non ho più venticinque anni. Ma godo di buona salute, e posso viaggiare dove voglio e fare ciò che voglio. Vado in palestra tutti i giorni. E mangio in modo molto sano, per quanto posso.
DE Cucini per te stesso? Che cosa ti piace mangiare?
OM Sì. Pesce. E non bevo alcolici. Quando avevo diciotto anni, ero solito bere un drink ogni giorno alle cinque del pomeriggio, con mio padre e mia madre. Ma non è una buona cosa. Ho smesso di bere più di dieci anni fa. Se bevo anche solo un bicchiere di vino, sento come se mi stessi facendo del male. E non consumo nulla che venga dalla mucca. Tutto è verdura e pesce. E non ho mai fumato, né fatto uso di droghe. Odio le droghe. Mi piace avere il controllo.
DE Sembri avere un buon atteggiamento verso tutto. Come fai a mantenerti ottimista, nonostante tutto quello che succede nel mondo?
OM È perché sento che le cose migliori devono ancora venire; sono davanti a me. Ogni mattina mi sveglio sapendo che arriveranno cose belle. Non sono depresso. Sono molto fiducioso.
DE Questo traspare anche nel tuo lavoro.
OM Quello che sto dipingendo adesso ha molto movimento, è più dinamico. È abbastanza sottile, però. Non è evidente. Se conosci i miei dipinti, noterai l’evoluzione. Ogni dipinto è diverso perché ogni dipinto ti insegna qualcosa, e bisogna imparare da questo.
DE In molti dei tuoi dipinti includi un orbe luminoso, un sole. Mi ricorda i pittori romantici britannici e neo-romantici, come Samuel Palmer e Graham Sutherland, che dipingevano alberi stilizzati e il sole. Per loro, il sole o l’immagine del sole aveva una connotazione spirituale. Ha un significato simile anche per te? È per te una ricerca spirituale?
OM Sì. Il modo in cui dipingo il sole, il modo in cui lo vedo, riflette come mi sento in quel momento. Se utilizzo un solo colore o più colori dipende da come mi sento. È uno stato d’animo. A volte può sembrare aggressivo, e anche in quel caso è perché mi sento felice.
DE Ultima domanda: cosa pensi dei tuoi spettatori? Cosa speri che comprendano e portino con sé dopo aver visto le tue opere, soprattutto quelle recenti?
OM Ciò che ogni pittore desidera o spera di raggiungere è emozionare lo spettatore. Quando dipingo, voglio muovere lo spettatore in modo che possa sentire qualcosa di ciò che provo io. Questo è ciò che desidero. Il meglio di me è nel dipinto, e spero che possa trasmetterlo. Spero che lo spettatore si senta felice, rilassato, e che il dipinto sia una buona compagnia per lui, suscitando in lui una sensazione positiva. Questo è molto importante per me.