NELLA VALLE: I dipintipi ure centidi Osvaldo Mariscotti
Addentrarsi nella valle
A primo sguardo, I dodici dipinti che costituiscono la serie Valley (2024–2025) di Osvaldo Mariscotti appaiono prendere le distanze dalle geometrie rigorose e chiarezza grafica che hanno caratterizzato il suo lavoro negli ultimi anni. Sebbene permangano alcune visibili caratteristiche, in primo luogo la distintiva palette di colori audaci arricchita da tonalità metalliche, queste nuove opere presentano linee frastagliate, una stesura del colore visibile e forme verticali totemiche che si estendono per l’intera altezza della tela in modo particolarmente evidente.
Nonostante la loro estetica apparentemente molto diversa, la serie Valley è una continuazione, se non un approfondimento, dell’interesse di Osvaldo Mariscotti per la natura, espresso nei suoi precedenti dipinti rigorosamente geometrici Seasons. In Four Seasons II (2023), ha utilizzato combinazioni e armonie cromatiche, articolate in bande orizzontali dai contorni netti, per evocare la luce e il clima caratteristici di ciascuna stagione. Ognuno dei quattro pannelli che compongono l’opera presenta alcune sottili linee verticali che si innalzano lungo le ampie bande cromatiche, creando un ritmo visivo che guida lo sguardo attraverso il dipinto. Nella serie Valley, Mariscotti ha proseguito l’esplorazione dell’interazione tra linee orizzontali e verticali, impiegando al contempo bande colorate come veicolo per evocare l’atmosfera della luce e dell’ambiente.
Consideriamo, per esempio, la prima opera della serie, In The Valley I (2024). Le diramazioni rettangolari che si dipartono dalla forma verticale centrale evocano i rami di un albero, mentre la forma quasi circolare di colore giallo, posta sulla destra, si interpreta come un sole. Con il paesaggio come riferimento, le creste lungo il bordo inferiore, che interrompono la regolarità delle bande orizzontali del dipinto, alludono a colline lontane sullo sfondo. La relativa leggibilità diquesti elementi permette allo spettatore di riconoscerli nelle opere successive, come in The Valley II (2024), dove il sole, collocato nello stesso punto, si trasforma in un mezzo cerchio multicolore, o in The Valley VIII (2025), dove si staglia sullo sfondo, affiancato da una coppia di alberi. Questi elementi – un albero, il sole e l’allusione a una collina o a una valle – costruiscono la base tematica dei dipinti della serie Valley, ricorrendo in ciascuna opera e oscillando continuamente tra riconoscibilità e astrazione.
Fonti personali e paralleli storici
In conversazione, Mariscotti identifica due antecedenti come ispiratori della sua serie Valley. In primo luogo, da bambino amava esplorare le foreste nei dintorni di Bariloche, in Argentina, una città ai piedi delle Ande patagoniche, che durante l’adolescenza divenne soggetto delle sue opere. Lavorando a olio, realizzò numerosi interni di foresta resi in modo impressionista, caratterizzati da tonalità profonde di marroni e verdi. (“Colori che oggi non mi piacciono più”, osserva Mariscotti).* Più recentemente, riflettendo su quei dipinti dell’adolescenza, ha fatto i conti con il tempo passato. “Pensavo di poter dipingere qualcosa come una rinascita, come vedo gli alberi ora. È molto nostalgico”, spiega. Lavorare sulle opere della serie Valley ha riconnesso Mariscotti con il suo sé più giovane. “Quando li dipingo, mi sento molto giovane, come quando avevo 14 anni”, riflette. “E guardo i miei vecchi alberi e poi dico: beh, ho imparato molto, perché adesso non riuscirei più a dipingere così”. Mariscotti ricorda un’altra opera del suo passato, un’astrazione naturalistica realizzata negli anni Ottanta intitolata Storm in the Valley. La composizione di questo dipinto, con il suo albero imponente, le colline ondulate e i venti energici, prefigura direttamente le caratteristiche ricorrenti delle sue successive opere della serie Valley.
Nonostante Mariscotti si concentri sui ricordi della sua infanzia e il suo lavoro precedente come fonti primarie di ispirazione per la serie Valley, le opere non sono del tutto autoreferenziali. Il loro potere espressivo viene approfondito attraverso le loro corrispondenze con l’arte del passato, in particolare con il lavoro di Wassily Kandinsky, uno dei primi pionieri dell’astrazione. Pur sempre dipingendo in maniera rappresentativa, Kandinsky si è allontanato dal colore naturalistico attorno al 1907–08 e ha iniziato a lavorare con colori autonomi ed espressivi. La sua liberazione del colore dalla sua funzione descrittiva ha rapidamente fatto strada ad un simile sganciarsi della linea dalla forma. I dipinti nella serie Valley di Mariscotti si inseriscono in questa tradizione, soprattutto per quanto riguarda gli sfondi prismatici, composti da linee frastagliate e interconnesse che suggeriscono il cielo e, grazie al loro movimento costantemente mutevole, il vento. Il vento impetuoso è centrale nella concezione che Mariscotti ha della serie. “Si ha la sensazione che qualcosa si stia muovendo”, spiega. “Dipingo sempre oggetti in movimento, che si spostano in posizioni diverse, perché ciò che mi interessa è il tempo. È l’unico modo in cui si possono vedere le cose: attraverso il tempo, e nel suo scorrere.”
I temi del movimento nello spazio, del trascorrere del tempo e dei cicli della vita hanno occupato una posizione centrale nel lavoro di Mariscotti negli ultimi anni, ma nei dipinti della serie Valley assumono una nuova risonanza, una diversa urgenza e una maggiore accessibilità, grazie all’impiego di un’immaginazione simbolica. Come Kandinsky, Mariscotti riconosce l’importanza dell’immagine allusiva. “Sebbene Kandinsky ritenesse che il colore potesse possedere la stessa intensità emotiva della musica… e che la linea potesse suggerire un movimento simile alla danza”, osserva la storica dell’arte Rose-Carol Washton Long, “egli sosteneva che colore e linea, da soli, non potessero costituire la base per lo sviluppo di uno stile astratto… sia gli artisti sia gli spettatori avevano bisogno di punti di riferimento nel mondo esterno.”* Basti pensare al gufo appollaiato su un ramo in The Valley VII (The Blue Rider) (2025), il cui titolo tra parentesi rimanda al gruppo di artisti e all’almanacco fondati da Kandinsky negli anni (1911–13) delle sue prime astrazioni, o al sole perfettamente circolare in The Valley XI (2025): questi elementi segnalano chiaramente allo spettatore l’intento rappresentativo di Mariscotti.
Oltre la valle
L’uso di Mariscotti di immagini simboliche e vagamente figurative prepara lo spettatore alla crescente astrazione dei dipinti più recenti della serie, man mano che gli alberi e i piccoli arbusti, resi in modo relativamente organico in The Valley II e III (2024), lasciano il posto a strutture sovrapposte di rettangoli dai contorni netti in The Valley VIII e XI (entrambi del 2025).Con una lieve somiglianza alle sculture della serie Cubi realizzate a metà degli anni Sessanta dall’artista dell’espressionismo astratto David Smith, queste opere più tarde della serie Valley rimandano alla pratica scultorea dello stesso Mariscotti. Da molti anni, Mariscotti traduce alcune delle sue pitture in sculture, trasformando le linee in assi e le superfici in volumi. La sua capacità di concepire colori e forme attraverso le dimensioni e i diversi media rappresenta un aspetto distintivo della sua pratica, e riflette un pensiero strutturale e spaziale formatosi durante la sua precedente carriera nell’ingegneria.
Mentre proseguiva il lavoro sulla serie Valley, Mariscotti ha avviato una nuova serie di opere geometriche in cui esplora le relazioni cromatiche mutevoli e le modalità di simmetria e asimmetria. In ciascuno dei dipinti della serie Synergy III (tutti del 2025), una sottile striscia nera divide in due la tela, attraversata da sequenze di fasce equidistanti – gialla, arancione, verde, rosa e viola – che si riflettono specularmente ai margini del dipinto. La progressione ritmica e la configurazione spaziale di questa sequenza di cinque colori variano in modo marcato nel corso della serie, con ogni opera che si sviluppa su un fondo vivacemente colorato – verde chiaro, ceruleo, scarlatto, e così via. Al contrario, asimmetria e varietà prevalgono nella sua recente serie di rettangoli senza titolo. Sebbene Untitled (CGoPB) e Untitled (BGoLG) (entrambi del 2025) condividano una struttura compositiva identica e una gamma cromatica simile, i colori del primo dipinto, disposti su un fondo nero, appaiono più accesi e ricordano le vernici fluorescenti. Nel secondo, invece, realizzato su un fondo in argento metallizzato, le stesse tinte risultano più profonde e opache.
I dipinti della serie Valley rappresentano uno sviluppo significativo nella pratica di Mariscotti – un momento che unisce memoria, movimento ed esplorazione materica in uno spazio tanto metaforico quanto visivo. La valle, in questi lavori, non è solo un’ambientazione o un motivo: è anche uno spazio immaginativo in cui passato e presente, figurazione e astrazione si incontrano. Diventa una struttura attraverso cui Mariscotti può confrontarsi con il passare del tempo – inteso sia come storia personale sia come percezione graduale della forma. Il linguaggio visivo dei dipinti Valley è intriso di movimento: gli alberi fremono, il vento attraversa cieli frastagliati, il colore si frantuma in vibrazioni ritmiche. Questa sensazione di flusso temporale si estende all’intera pratica artistica dell’autore. Più che segnare una frattura, la serie Valley annuncia nuove traiettorie. In questo momento, l’opera di Mariscotti non si risolve in un’unica direzione, ma rivela una pratica in continuo divenire, radicata nella memoria e spinta da un costante senso di scoperta.